Recensioni > Mary Barbara Tolusso L’inverso ritrovato
 
5 domande a Mary Barbara Tolusso

lunedì 26 luglio 2004



intervista di Alessio Brandolini

Mary Barbara Tolusso
foto di Alessio Brandolini

 

Proust è il tuo Caronte nella discesa agli inferi?

Sinceramente quando penso a Proust ci penso con grande “leggerezza”. È uno dei pochi autori, come Balzac, per esempio, in grado di mostrarmi la vita dentro la scrittura, senza alcuna astrazione. Di Proust mi piacciono i sospiri, le smorfie, l’educazione sentimentale che ha ricevuto, penso anche   alle crisi di gelosia per Odette e sempre, a ognuno, capita di incontrare una Odette nel corso della sua esistenza o una “donna senza cuore”, per dirla alla Balzac. Non è una discesa all’inferno, trovo ci sia molta umanità in questi classici, una umanità ritratta in tutta la sua debolezza, in tutti i suoi desideri e senza alcun orpello.

La tua poesia ha accenti ironici: talvolta giocosi, vicino a Palazzeschi, altre volte più riflessivi o taglienti, vicino alla Szymborska che in un testo scrive:

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Per Mary Barbara Tolusso cos’è la poesia?

Non lo so. Ma una volta Álvaro Mutis, che ho avuto la fortuna di conoscere qui a Trieste tre anni fa, mi disse una cosa che mi sembrava convincente: “La poesia è sempre un’altra cosa”.

Come riesci a conciliare giornalismo (e quindi vita frenetica e mondana) con la poesia, che necessita di silenzio?

Per quanto mi riguarda il giornalismo non è così frenetico e mondano. Forse lo è per chi lavora in grandi testate o si occupa di eventi d’arte più alla moda. Diciamo che una parte di frenesia comunque esiste ed è, rispetto all’altra scrittura, una cosa da cui bisogna difendersi. Si impara piano piano. È necessario riuscire a chiudere la porta, come in tutti i lavori credo, a non portarsi a casa malumori e ansie. Non è facile, ma è necessario. Nel momento in cui il giornalismo dovesse diventare invivibile credo rinuncerei al mestiere. Non per la poesia, ma per la vita.

Trieste: mito o realtà culturale?

È una domanda piuttosto imbarazzante. Amo molto questa città. Mi piace il mare, il Carso, l’architettura del paesaggio. Per quanto concerne il mito culturale, che sempre si riassume in Saba, Svevo, Joyce, Rilke ecc… Trieste mi risulta inattaccabile. Però è una città che si alimenta in continuazione del passato, non solo per l’aspetto letterario. E tutta questa nostalgia, tutto questo rimpianto, tutta questa idealizzazione, rischiano di farne un luogo inevitabilmente morto.

L’ultima domanda. Hai scritto molte raccolte: ora che hai “ritrovato l’inverso” che accadrà alla tua poesia?

È un momento di passaggio e anche di crisi. Non mi soddisfa quasi nulla, penso sia un po’ tipico degli smottamenti, di una consapevolezza, nei confronti della poesia, che richiede sempre più responsabilità. Non so di preciso cosa potrà accadere. Potrei trovare una formula precisa, almeno per un periodo, o forse mai più nulla. Non ci penso.

M.B. Tolusso L'inverso ritrovato

5 inediti di M.B.Tolusso

 

 

www.fabruaria.it - info@fabruaria.it
Powered by Akebia