Itinerari
 
Insospettati affreschi a San Venanzo

lunedì 19 aprile 2004


Il territorio di San Venanzo, cuneo di confine tra l’orvietano e il perugino alle pendici del monte Peglia, affascinante ed interessante per moltissimi aspetti – storici, naturalistici, scientifici, culturali, artistici – offre, nelle chiese e chiesette disseminate nel paese e nelle frazioni, antichi insospettati affreschi di rara bellezza.
La Chiesa della Madonna Liberatrice, la più antica del paese, costruita verso il 1300, presenta, al centro dell’altare maggiore, un bellissimo affresco del 1400: raffigura appunto la Madonna Liberatrice da cui prende nome il sacro edificio, così chiamata per aver liberato dalla schiavitù feudale o da qualche pestilenza gli abitanti del luogo. Il dipinto, che rappresenta la Vergine seduta in cattedra con in braccio il suo bambino, vegliata da due angeli raffigurati sul gotico schienale, è riprodotto su un gonfalone usato durante le processioni.

Altra evidenza di pregio è l’affresco conservato a Rotecastello nella chiesina della Madonna della Neve, fuori la cinta muraria dell’antico medievale borgo. La pittura muraria, di delicatissima fattura e ascrivibile con ogni probabilità alla fine del 1500, raffigura la Vergine, con l’inseparabile bambino, incoronata e circondata da angeli, tralci e fiori. In Umbria molte chiese sono dedicate alla Madonna della Neve che, secondo la leggenda, compì il prodigio di far nevicare in determinati luoghi il 5 agosto, per indicare dove dovevano essere edificate chiese a lei dedicate. Ovviamente in questi luoghi, come a Rotecastello, il 5 agosto si celebra una festa.                                  

Un patrimonio murario ancor più prezioso è offerto da Collelungo, in direzione di Marsciano. Nella Chiesa di San Mattia Apostolo, posta all’interno della cinta delle mura castellane di Collelungo e per lungo tempo abbandonata, sono stati rinvenuti affreschi quattrocenteschi di scuola umbro-senese, tra i quali spiccano una Crocifissione e un’austera volitiva Madonna con un altrettanto insolito pensieroso bambino.

Ma il vanto di Collelungo è lo stupendo affresco della Madonna della Luce, anch’esso rinvenuto, fortunosamente, in San Mattia Apostolo, ma oggi custodito e venerato nella chiesa parrocchiale, ove è diventato oggetto di culto e di pellegrinaggi.
L’affresco emerse il 24 aprile del 1827, al ritorno del parroco e dei fedeli da una tradizionale processione. Lungo la parete di sinistra della chiesa del calcinaccio era caduto e si presentava, sulla parete, il volto della Madonna, rimasto celato per secoli a causa di quegli strati di calce viva con i quali si usava disinfettare, anche nelle chiese, in occasione delle pestilenze. L’intonaco continuò a cadere per tutto il giorno successivo, scoprendo, pezzo dopo pezzo, lo splendido articolato affresco. Il parroco di allora, Don Antonio Tei, scrisse e fece scrivere una cronaca dell’evento, che assunse carattere di prodigio. Iniziò allora un costante pellegrinaggio di ammalati, soprattutto ciechi, dalle zone limitrofe e le testimonianze del tempo sulle guarigioni attribuite all’immagine della Madonna della Luce sono tuttora custodite nell’archivio parrocchiale.
Nel 1927, centenario della fortunosa scoperta, il parroco Don Salvatore Nucci, le cui spoglie riposano nel santuario, fece costruire il nuovo tempio, ancor oggi meta di visite e pellegrinaggi, dove l’immagine della Madonna trovò, alle spalle dell’altare maggiore, la suo nuova sede.
L’affresco, della fine del 1300, è un fine capolavoro di scuola umbro-toscana, che attesta la capillare diffusione del culto mariano e l’ormai maturo altissimo livello artistico dell’iconografia dedicata alla Vergine. Nella parte centrale dell’opera, attribuita a Angiolo da Orvieto, la Madonna, seduta in trono, incoronata regina, è vestita con i colori della più classica iconografia cristiana: sul vestito rosso, simbolo della sua umanità, indossa un manto azzurro, che sta a significare la divinità che si coniuga all’umanità della Vergine; il capo e le spalle sono coperte da un velo bianco, simbolo del candore della Luce, della Resurrezione. Sulle ginocchia della madre Gesù Bambino benedicente, rappresentato in piedi e come un re, regge il cartiglio con la scritta. Sulla sinistra è raffigurata l’immagine di San Cristoforo e, sulla destra, quella di San Sebastiano Martire.

Affreschi di pregio si trovano anche a Ripalvella, da Collelungo in direzione di Fratta Todina. Nella parte vecchia della chiesa parrocchiale di San Silvestro, che risale al 1300 ed è posta dietro il recente ma armonico ingresso novecentesco, emerge una Cocifissione del XIV-XV secolo, solo in parte leggibile per il deterioramento del tempo; e, lungo la strada principale del borgo, nell’edicola detta di Fra’ Ginepro, si offrono, complessivamente ben conservati, affreschi del secolo XVIII.

A San Vito in Monte, nella chiesina campestre della Madonna dell’Olivo - risalente al 1530 ed ascrivibile, per intermediazione di tale Agata Bastardini cui la Madonna sarebbe apparsa, appunto sopra un olivo, alle tante costruzioni dovute alla manifestazione della neve del 5 agosto, costruzione rammentata in una lapide dell’epoca posta dietro l’altare – si trovano affreschi, anch’essi cinquecenteschi, raffiguranti San Vito, san Sebastiano e  Sant'Isidoro.                                                                                          
                                                                                                               

Altri affreschi del 1500, meglio conservati, sono infine visibili a Pornello, nella chiesa della Madonna del Piano, dislocata fuori paese nei pressi della strada per Orvieto.

Laura Ricci 

 

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