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Arte > Fotografia
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C'è un ricordo. Dalle migliaia di foto, poster, magliette, nastri, dischi, video, cartoline, ritratti, riviste, libri, frasi, testimonianze, fantasmi tutti della società industriale che non sa custodire i suoi miti nella sobrietà della memoria, il Che ci guarda attento. Ritorna al di là di tutte le cianfrusaglie in un'epoca di naufragi, è il nostro santo laico. ... La sua immagine attraversa le generazioni, il suo mito passa di corsa in mezzo ai deliri di grandezza del neoliberismo. Irriverente, beffardo, ostinato, moralmente ostinato, indimenticabile. (Paco Ignacio Taibo II) |
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Dietro l'obiettivo: Korda e la nascita di un'icona
giovedì 06 maggio 2004
Quella foto del Che. Quella che ha fatto il giro del mondo, sulle bandiere, sui poster che gli studenti tengono nelle loro camere, sulle magliette – rosse, verde militare o di qualsiasi altro colore -, perfino su portachiavi e accendini. Il Che con il basco con la stella, la giubba militare stretta al collo, il vento che gli agita i capelli: sicuramente l’immagine più riprodotta nella storia della fotografia. Dietro l’obiettivo, Alberto Diaz Gutierrez (nella foto), meglio noto come Alberto Korda (pseudonimo adottato in gioventù in onore ai cineasti ungheresi), cubano, dell’Avana, nato nel 1928, lo stesso anno in cui Ernesto Che Guevara veniva alla luce in Argentina. Di famiglia modesta, comincia la sua carriera come venditore di varie ditte commerciali, nonostante avesse in tasca una laurea in economia e commercio e in giornalismo. E, cercando di vendere un registratore di cassa ad un fotografo, scopre casualmente la sua vera, profonda vocazione. Nel 1956 nasce lo studio fotografico Korda, che esisterà fino al 1968, e tre anni dopo inizia a collaborare con il periodico Revolucion. E’ il 1959, i barbudos arrivano nella capitale cubana. Un anno dopo, il 4 marzo 1960, La Coubre, un cargo francese che trasporta un carico d’armi proveniente dal Belgio,viene assalito dalle forze antirivoluzionarie, ed esplode nel porto dell’Avana. Drammatico il bilancio delle vittime: settantacinque morti e circa duecento feriti. Gilberto Ante, fotografo di Verde Olivo, si precipita al porto e trova il Che Guevara che presta soccorso ai feriti. Questi, furioso, gli proibisce di scattare fotografie. Il giorno seguente, durante la celebrazione dei funerali delle vittime, Alberto Korda sta osservando i personaggi della tribuna dietro l’obiettivo da novanta millimetri della sua Leica. Fra gli altri, ci sono anche Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Improvvisamente, inquadra un Che che viene avanti lungo uno dei due lati. Ha appena il tempo di mettere a fuoco. Scatta. Una, due volte. “Quando lo vidi inquadrato nel mirino, con quell’espressione, mi fece quasi sobbalzare per l’impatto. Istintivamente premo l’otturatore”. Qualche tempo dopo, Alberto Granado dirà a Korda che quel giorno il Che aveva un’espressione “che se incontrava uno yankee se lo mangiava vivo”, ma non è questo quello che appare nella fotografia.
Nel negativo si vede un uomo non identificato sulla destra e le foglie di una palma sulla sinistra; nella camera oscura, Korda sopprime abilmente tutti gli elementi di distrazione e si concentra sul volto del Che: un’immagine particolare, il viso accigliato, il sopracciglio leggermente alzato, lo sguardo perso nel vuoto. Stranamente, la foto non viene pubblicata in quell’occasione. Korda ne fa un ingrandimento e l’appende nel suo studio. Sette anni più tardi, l’immagine, ingiallita dai tanti sigari fumati, attira l’attenzione di un editore italiano, vicino alla dirigenza cubana, Giangiacomo Feltrinelli. Korda gliene regala due copie. Pochi mesi dopo, Ernesto Che Guevara muore in Bolivia. Feltrinelli decide di fare dei poster con la foto di Korda e il resto è storia. E icona. Strano pensare che, nel mondo del copyright, Alberto Korda non percepì mai alcun compenso economico per quell’immagine del Che. Non solo: in varie occasioni dichiarò di non avercela con Feltrinelli e di essere, anzi, felice per aver contribuito a rendere immortale il suo Comandante. Si infuriò una sola volta, poco tempo prima della sua scomparsa, quando la sua foto più famosa venne usata per fare da testimonial alla vodka Smirnoff (nella foto Absolut Vodka di Andy Warhol). “L’uso dell’immagine di Che Guevara per vendere vodka è un insulto al suo nome e alla sua memoria – spiega in quell’occasione ai giornalisti – , lui non ha mai bevuto alcol, non era un bevitore e il bere non può essere associato alla sua memoria”. L’alta corte di Londra gli dà ragione, riconoscendogli i diritti sull’immagine, e, tramite un accordo extragiudiziario, Korda ottiene una non precisata somma di denaro. Decide di destinarla all’acquisto di medicinali per i bambini cubani. Il Che avrebbe sicuramente approvato.
Marina Spironetti
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